cultura organica

Quando parlo di cultura non mi riferisco alla nozione generale di cultura ma piuttosto al significato originario del “coltivare”, ossia alla cura delle conoscenze e delle relazioni che determinano il nostro personale modo di rapportarci col mondo e costruiscono la persona, l’identità di ciascuno a livello individuale e sociale. La cultura è quell’esercizio personale e collettivo che raffina sensi e sentimenti, stimola la comprensione vera, profonda della cose terrene e del cuore dell’uomo, è strumento di lotta, emancipazione, crescita spirituale. Alimenta il senso etico dell’agire collettivo, agevola dinamiche di mediazione, relazione, partecipazione. Esprime l’umanità in tutti i suoi aspetti attraverso uno sguardo compassionevole sul mondo.

organico
Più nello specifico, definisco “cultura organica” una particolare condizione, generata dal pensiero creativo, che realizza innanzitutto dinamiche virtuose di relazione aperta, partecipata per irradiarsi nella società in un processo dove la creatività rimbalza attivando specifiche qualità che risiedono in ogni persona. Dunque, non organica in riferimento alla dimensione biologica, naturale che costituisce il livello di partenza, e neppure all’organicismo filosofico.

creatura
Per spiegare questo concetto mi piace immaginare il processo fisico della luce che, passando attraverso un foro, proietta l’immagine della realtà che ha davanti, capovolta e leggermente sfocata. Questo è il processo naturale, biologico della relazione. La cultura, l’artificio consiste nel costruire il dispositivo, cioè l’obiettivo capace di mettere a fuoco l’immagine, capace di portare il nostro sguardo in lontananza, verso l’orizzonte, verso l’infinito di un cielo stellato mostrandoci altri pianeti, altre galassie, oppure di rimpicciolire tutto facendo rientrare nel nostro campo visivo più elementi possibili e ricavare una visione sintetica del reale. Così dotata, la cultura diventa essa stessa Creatura, ha la possibilità di vedere, di muoversi e di conoscere, spostandosi lascia dei segni, produce delle forme. Vive. Esiste a condizione di agire continuamente sul dispositivo che, se immaginiamo come una lente, per quanto sottile possa essere, definisce dei limiti, li avvicina, li allontana, li modifica a seconda di cosa in quel momento vuole osservare. Deve di volta in volta scegliere l’obiettivo appropriato, anzi, costruirsene uno su misura, stabilire strumenti e metodo: per sopravvivere, la Creatura ha bisogno di ridefinire continuamente se stessa, di dare un senso ai suoi movimenti, al pensiero, all’azione. Ogni giorno, ogni momento deve rimodellare i limiti della propria visione, ricostruire la propria identità, porsi nuovi interrogativi, ridefinire obiettivi, metodi, strumenti per sperimentare, inventare daccapo nuovi modelli di relazione e di pensiero.
creatività Il supremo valore di ogni essere umano risiede nella creatività, quella energia che sgorga dal cuore e manifesta l’unicità di ciascuno, lo mette in rapporto di armonia col mondo dando senso al suo agire. La creatività determina il personale modo di esprimersi, la spinta che lo porta a mettersi in gioco, a superare schemi e pregiudizi, a conoscere, a sperimentare, a riscoprirsi negli altri. Questo movimento avviene nella relazione, concreta o virtuale, diretta o mediata: ma nella relazione. Compito dell’artista è stimolare la creatività, dare un ruolo attivo allo spettatore che diventi a sua volta attore, perché è nella fruizione che l’opera si compie. L’artista può dirsi tale non tanto perché creativo ma in quanto creatore, perché lavora sul dispositivo, sul linguaggio, guardando avanti ma nel solco della tradizione. La sua è un’esperienza di verità: usa il linguaggio per esprimere, non per comunicare.

forma
Se l’attenzione è rivolta al processo, anche le opere sono importanti, offrono strumenti pacifici di azione, di lotta, di emancipazione, sono testimonianza e documento. Si presentano sotto forma di ricerca, archivio, servizio, convegno, corteo, scelta consapevole. Possono essere considerate nello specifico opere d’arte quando diventano dei warpgate, porte dimensionali in grado di comunicare lo sguardo al di là dello spazio e del tempo, nella dimensione eterna dell’essere. Di fronte ad un dipinto rinascimentale grazie all’artificio, alla prospettiva, veniamo trasportati direttamente dentro il quadro, ci troviamo ad abitare per alcuni istanti un angolo del mondo nel quale possiamo incontrare lo sguardo dei personaggi rappresentati, quello dell’artista che li ha dipinti e anche lo sguardo di tutti coloro che in tempi diversi hanno o avranno osservato l’opera. Abbandonato il nostro punto di vista esterno, distaccato, attraverso la tecnica prospettica possiamo compiere questo salto temporale e dimensionale. La prospettiva rinascimentale rende evidente ciò che avviene a proposito di ogni opera d’arte, anche quando il codice, responsabile di questa intermediazione, diventa un linguaggio assai complesso. Ma la magia accade soltanto quando l’uomo eccede la tecnica ed è in grado di comunicare un’esperienza autentica, parziale, diretta della verità: sia razionale, sia astratta sotto forma di uno stato d’animo. Altrimenti il risultato resta una finzione, una moda, un lusso, un oggetto qualunque. Un’opera non è mai la nuda trascrizione di un’idea bensì la sua trasfigurazione in qualcosa che la eccede, la copre e la dissolve in un’armonia autonoma. Come avveniva con la tecnica prospettica, la mente crea lo spazio, poi intervengono il segno e il colore che, a loro volta, sono in anticipo sulla parola poiché lavorano direttamente la carne del mondo. Dunque prima la tecnica, poi la mano comunica il soffio creatore e lo trasmette direttamente all’immagine, in perfetta continuità.

anima
Dalla qualità della cultura dipenda il futuro dell’uomo e della civiltà. Non vedo altra strada. Detto questo, ci sono infiniti modi di intendere l’arte e la cultura, in linea di massima tutti rispettabili. Sono però altrettanto convinto che valga la pena scommetere su questo particolare modello di cultura vivente, inclusiva e partecipata, singolare in quanto circoscritta da una pelle sottile che le permette di percepirsi come unità e allo stesso tempo universale perché feconda: non solo inclusiva ma soprattutto fertile e contagiosa, scossa da una febbre che può crescere al suo interno soltanto in quanto Creatura, diffondersi come un germe vitale e generare a sua volta altri organismi, riflesso dell’anima mundi sul piano dell’esistenza. Dal punto di vista pratico intanto uno spazio dove discutere, condividere, riconoscere affinità e diventare realmente operativi, perché se la parola comunica ed è necessaria sono poi l’azione, il segno a determinare la profondità dello sguardo, a costruire la prospettiva che ci consente di abitare quel luogo al di là dello spazio e del tempo dove origina il mondo. Dalle parole magari può sembrare un’utopia o qualcosa di complicato da realizzare: in realtà è soltanto questione di mira. E di coraggio. Sostituire il pregiudizio con l’apertura, il disprezzo con la compassione, la terra sotto i piedi con un viaggio per mare. Impegnarsi a sostenere e realizzare nei limiti dell’intelligenza un altro mondo possibile.