Andrea Calcagnile

La natura è anima

Queste nove poesie rappresentano la natura e la personalità dell’essere umano. Mentre le prime sei trattano della natura per difenderla da tutte le sopraffazioni esistenti, perché la natura è vita come noi, le ultime tre parlano della vita dell’uomo.

Dove ci porta la via

Un giorno passeggiando
nella natura dei boschi,
notai una lunga callaia
e curiosamente
mi avvicinai ed entrai.
Le siepi così fulgide e alte,
mi fecero spiare
su in cielo,
un qualcosa di ammirabile,
era una nuvola
a forma di cuore.
Rimasi talmente fatato,
che la contemplai
per molto tempo.
Abbassai per un istante
lo sguardo benevolo,
poi lo rialzai nuovamente,
per riguardare, solo
che la via era cessata,
e sentii soltanto le grida
della natura uccisa,
trasformata in nuvole di fumo
dalle centrali nucleari.

Decantando

Passeggiando nei campi
decantavo l’erbetta colorita
di verde peculiare
e gli alberi,
per le risorse vitali
che ci donano.
Passeggiando sulla riva del mare
decantavo la sabbia
di color oro
e il mare trasparente
dal color cielo, sole e nuvole.
Passeggiando nel mio paese
volevo decantare la strada,
le fabbriche e le case,
ma purtroppo
non ci sono riuscito.

Luci miracolose

Luci miracolose,
suonano magici canti,
fanno addormentare
i bambini
e si respira nell’aria
la placidità.
Sono luci originali,
sempre immote a illuminarci.
Il loro eco è mirabile,
ascoltiamolo con passione,
con amore per le stelle
e per la luna.
Ci spiano sempre
e ci vegliano spensieratamente.

La notte

La pacatezza volava limpida,
nell’aria quieta,
mi lievitava i pensieri
e mi innalzava i desideri.
Ed io seguito,
da certe luci discrete,
come se, mi ammirassero,
mi sentivo sulle stelle,
appagato a guardarle,
scrutai anche il cielo,
di nero abbagliante,
così abbagliante,
da rubargli inchiostro,
per scrivere serenamente,
prendendo spunto
dalle stelle e della notte,
che mi avevano miracolato.

L’alba

Nella prima luce del mattino
si abbronzava di pensieri un eremita.
Un giorno, assorto nella sua malinconia
andò verso il mare
per parlare con l’alba,
per adorare le sue beatitudini
e per ringraziarla di tutti i beni
che ci fornisce e dona alla natura.

Mentre l’eremita ringraziò l’alba,
due uomini lo derisero
e lo chiamarono matto,
ma l’eremita muto
chinò il capo sorridendo.
E solo in quell’istante
l’alba gli rispose e gli disse:
“ Eremita, complimenti ora anche tu
sei diventato come me,
perche nonostante i mali fatti alla natura,
che noto quotidianamente da quassù,
sono sempre qui in silenzio,
a splendere e a sorridere”

Dolce luna

Dolce luna placata,
ti voglio sognare,
per uccidere gli incubi
che puntualmente mi assalgono.
Ti immagino sovente
a ogni scoccare
di mezzanotte,
ove il sole
ormai è tramontato,
per resuscitare in un altro luogo.
La notte mi sembra lugubre,
solo non voglio rimanere,
dolce luna ti contemplo
per sentire il tuo chiarore
sulla mia pelle,
per assaporare
un’immensa letizia,
per sognare te
e per addormentarmi
appagato a ogni scoccare
di mezzanotte.

La vita

Se la vita vi distruggesse i sogni,
amatela lo stesso e fantasticatene altri.
Se la vita non vi donasse
veri amici, cercatene altri
anche tra gli animali.
Se la vita non vi regalasse
l’amore di una donna,
amate la natura, la vostra famiglia
e cercate una passione d’amare.
Se la vita vi facesse perdere un
vostro caro, piangete, ma non rovinatevi,
chi vi vuole bene non vorrebbe questo,
ricordateli e seminate ovunque
il loro ricordo e i loro valori.
La vita è il primo e unico dono
che ci viene regalato.
Non sprechiamo la nostra vita,
riempiamola di noi e dei nostri talenti,
carichiamoci di forza e coraggio
per andare avanti.
Basta pensare alle guerre,
ai bambini africani, a chi non è nato sano,
a chi muore senza sapere nulla
e al nostro signore che si è sacrificato
per salvare tutti noi.

Vecchiaia

Vecchiezza,
che mi vieni incontro
giorno dopo giorno,
istante dopo istante.
Filtrerai nel mio corpo,
ti muterai in pelle ruvida,
in capelli bianchi,
in passi lenti,
torturerai la mia schiena
e i miei pensieri,
allucinazioni dolenti
mi imprigioneranno.
Vecchiaia,
forse ti attendo,
ma prima di allora
innalzerò qualcosa sul mondo,
lascerò almeno una mia traccia
e quando mi piglierai
percorreremo assieme
i miei posti ingorgati
di gioia e i miei lavori
fatti con onore
e ci abbracceremo
beati e appagati.

Infanzia

Possedevo una spada
un cappello e uno scudo,
le mie armi di gioia
con cui combattevo
contro tutti i nemici,
assieme ai miei amici
più piccoli della mia statura.
Correvo, cadevo e mi rialzavo
anche piangendo,
con il sangue che scivolava sulla mia pelle,
ma nulla mi spaventava.
Innocente fantasticavo
con il mio spettro fantastico
e con la mia mente creativa,
le giornate svolazzavano via
più veloci di aerei.
Volevo divenire un eroe
e ci sono riuscito,
perché i miei sogni
li ho realizzati da bambino.


Note biografiche:

Andrea Calcagnile è un artista e poeta di Copertino, un paese in provincia di Lecce. Appena terminata la scuola iniziò a lavorare con il padre nel campo dell’edilizia e, parallelamente, coltivò da autodidatta quella passione per l’arte che sentiva sin da bambino. Da allora dipinge, scolpisce e scrive poesie.