storia

nine used burnersFin dai primi esperimenti, a partire dalla primavera 2010, con le prime opere legate a NAM partivo dall’idea di definire uno spazio condiviso, uno spazio ideale di comunione tra cultura e natura: concretamente, il lavoro consisteva in un disegno a terra adatto ad essere attraversato dalla gente, eseguito con gessi colorati e carbonella o, in spazi interni, con nastro adesivo colorato. Il disegno, dalla geometria semplice e cristallina, era accompagnato dalla presenza di arcaici contenitori denominati bruciatori, modellati in pasta di pane, ricoperti di cera e poi in taluni casi effettivamente accesi. Disegni, sculture, installazioni, fotografie e momenti performativi sono diventate opere autonome.

Nel frattempo avevo ideato altri due progetti, presentati in un paio di occasioni, che hanno rappresentato una possibile evoluzione dell’idea: Cultural Organic Interaction, uno spazio performativo adatto ad essere continuamente rimodulato, in cui la cultura diventava strumento di mediazione e di ricerca di equilibrio sia nel rapporto tra le persone sia nei confronti dell’ambiente; poi Eco.Money, che spostava il luogo di interazione dallo spazio fisico al web, e invitava l’arte e la cultura a contribuitre in modo sperimentale alla riflessione su temi etici.

Ho concepito NamVisualArt come opera/progetto nel corso dell’inverno 2012-2013, l’ho presentato e divulgato sul web e sul territorio coinvolgendo locali, spazi pubblici e artisti. A partire da marzo 2104, è presente a Torino in modo sistematico con Obliterazioni, con mostre e interventi singoli dal carattere aperto e inclusivo.

nam 46 performance